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Fototerapia - NO ALLO STRESS

Dr. Marcella Minafra, psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale
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Fototerapia

Fai da TE
RIVEDIAMO LE VECCHIE FOTO
CON UN’OTTICA DIVERSA

Oggi ci dedichiamo a rivedere le nostre foto, quelle della nostra infanzia, che sono lì, conservate negli album di famiglia e che per tanto tempo non abbiamo avuto voglia di riprendere.
E le guardiamo con occhi diversi, cogliendo sfumature, dettagli, sensazioni, che magari a prima vista ci sono sfuggiti.
Ogni foto racconta infatti una storia, a volte evidente altre sommersa, da scoprire se non ci limita alla sola osservazione dell’immagine; il singolo scatto non è solo un momento, ma rappresenta una situazione, un evento, un periodo; è un’esperienza di vita passata che può prendere vita nelle nostre mani, farci ricordare momenti del passato, farci riflettere sul futuro, farci vivere il presente in maniera più consapevole.
E soprattutto metterci in contatto con le nostre emozioni più intime. È proprio un “oggetto della memoria”, un’impronta del nostro passato che ci riporta indietro nel tempo e che ci consente di attribuire un senso a tanti momenti dimenticati.
Una specie di autoterapia individuale che ci permette, tramite le nostre informazioni emotive, di tirare fuori sentimenti e memorie a lungo dimenticati.

Prendiamo allora dall’album di famiglia alcune foto della nostra infanzia che maggiormente hanno attirato la nostra attenzione e vediamo in esse il significato nascosto che è stato congelato per sempre, la storia che vogliono raccontare, i segreti che vorrebbero condividere, se solo li sappiamo vedere.
Cerchiamo allora di percepire l’immagine in maniera tridimensionale, come se prendesse forma e vita proprio adesso, nelle nostre mani e sforziamoci di percepire il significato emozionale che attribuiamo alle foto, oltre al significato che queste hanno per noi visivamente.
I sentimenti e le percezioni che ciascuna fotografia fa scattare in noi sono unici, appartengono al nostro vissuto e sono giusti così, non esiste un’interpretazione oggettivamente corretta della foto che stiamo guardando, ognuno la può vedere dal proprio punto di vista.


Procediamo in questo modo:
prendiamo una foto per volta, la guardiamo come si legge un libro, da sinistra a destra, più volte, quasi a volerla scandagliare alla ricerca di nuovi dettagli; la poniamo di fronte a noi e, cercando di cogliere il clima emotivo rappresentato, pensiamo a tutto quello che ci riporta alla mente, come se le parlassimo, le facessimo domande, intrattenessimo un dialogo a due.

Ci chiediamo allora:
  • “Chi ha scattato questa foto?”
  • “Riesco a ricordare il momento?”
  • “Era una situazione felice?”
  • “Ha per me un significato particolare?”
  • “Cosa penso quando la guardo, che emozione mi suscita?”
  • “È stata scattata all’interno o all’esterno?”
  • “Se la foto mi potesse parlare, cosa mi direbbe?”
  • “C’è qualcosa che non compare in questa foto, che mi sto ricordando?”
  • “Se potessi cambiare una parte della foto cosa cambierei?”
  • “Se potessi eliminare qualcuno dalla foto chi eliminerei?”


Se in una foto ci sono io da bambina con i miei parenti, mi posso chiedere:

  • “A chi sto in braccio, come vengo tenuto?”  sorretto, tenuto stretto, …
  • “Ho un’espressione sorridente? Sto piangendo?”
  • “I miei genitori che espressione hanno? Mi stanno guardando?”
  • “Se mi stanno abbracciando, com’è l’abbraccio?” iper-protettivo, indifferente, …
  • “Come sono vestito?”  come un piccolo adulto, in maniera leziosa, …
  • “Com’è la casa, i mobili, i soprammobili? C’è qualcuno che mi ricordo in maniera articolare?”
  • “Ci sono giocattoli nella foto? Era il mio giocattolo preferito?”
  • “Se ci sono fratellini, siamo vicini, ci abbracciamo, ci stiamo guardando, come erano i nostri rapporti?”
  • “Dei vari fratelli, chi è più vicino o abbracciato ai genitori?”
  • “Se è stata scattata durante un viaggio, mi ricordo quale era? Mi sono divertito? È successo qualcosa di particolare?”
  • E così via, sono tante le domande che “le” e “ci” possiamo fare


Se vogliamo continuare, ci possiamo chiedere chi ha realizzato quell’album e ricostruirlo poi a modo nostro, riordinando ogni sezione dell’album secondo la nostra visione ed i nostri ricordi.
Se lo faremo insieme ad un nostro familiare magari ci accorgiamo di come spesso i vari punti di vista divergano profondamente in base ai ricordi di ognuno, e forse questo ci potrà aiutare a capire meglio le situazioni ed i rapporti attuali.

Foto liberamente prese da Internet. Se ho violato i diritti d’autore le toglierò immediatamente

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