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Stati depressivi - età evolutiva - NO ALLO STRESS

Dr. Marcella Minafra, psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale
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Stati depressivi - età evolutiva

Disturbi psicologici > Problemi età evolutiva


Negli ultimi anni c’è stato un incremento delle diagnosi di disturbi psicopatologici in età evolutiva.
L’incidenza del disturbo depressivo aumenta dopo la pubertà e la prevalenza è simile a quella degli adulti, tali elementi suggeriscono che la depressione diagnosticata in età adulta abbia il suo esordio proprio nel periodo infantile - adolescenziale.
La depressione rientra nei Disturbi Internalizzanti cioè connotati da comportamenti, ideazioni ed emozioni problematici rivolti verso se stesso.
Nella Depressione in Età Evolutiva l’umore deflesso comporta una significativa compromissione del funzionamento adattivo, sociale e cognitivo.

I segni prodromici del disturbo sono:
  • Dolori alla testa e lamentela di stanchezza immotivata
  • Perdita di interesse rispetto ad attività in precedenza ricercate
  • Atteggiamento verso gli stimoli esterni costantemente permeato da noia
  • Tendenza all’isolamento
  • Paura delle malattie e della morte
  • Idee o comportamenti suicidari
  • Calo nella frequenza e nel rendimento scolastico
  • Difficoltà nelle relazioni sociali
  • Difficoltà di autoregolazione emotiva
  • Scarsa tolleranza alla frustrazione e/o comportamento oppositorio
Borgo – Riccardis (Psycomed 2016)

Per poter diagnosticare il Disturbo Depressivo Maggiore, secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione 2013; American Psychiatric Association), si fa riferimento a questi criteri:
Cinque (o più) dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è: umore depresso o perdita di interesse o piacere.
  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, come riportato dall’individuo (per es., si sente triste/vuoto/a, disperato/a) o come osservato da altri (per es., appare lamentoso/a). (Nota: Nei bambini e negli adolescenti, l’umore può essere irritabile).
  2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (come riportato dal resoconto soggettivo o dall’osservazione).
  3. Significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi tutti i giorni. (Nota: Nei bambini, considerare l’incapacità di raggiungere i normali livelli ponderali).
  4. Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
  5. Agitazione o rallentamento psicomotori quasi tutti i giorni (osservabile dagli altri; non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto/a o rallentato/a).
  6. Faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni.
  7. Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi tutti i giorni (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per il fatto di essere ammalato/a).
  8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi tutti i giorni (come impressione soggettiva o osservata da altri).
  9. Pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico o un tentativo di suicidio o un piano specifico per commettere suicidio.

Le emozioni che si attivano in un bambino depresso sono:
SOLITUDINE – ISOLAMENTO:
  • Tristezza - angoscia - disperazione
  • Rabbia - aggressività - fastidio
L'immagine di se è  fondamentalmente negativa per alcuni aspetti in quanto:
  • i genitori si comportano in maniera diversa dagli altri ed il bambino attribuisce a sé la colpa di questo
  • non è idoneo ad essere amato, attribuisce il successo al caso, l’insuccesso a sé (attribuzione interna come agente attivo)
E' positiva solo per quanto riguarda le sue capacità cognitive in quanto ha imparato a contare solo su se stesso e a maneggiare la sua angoscia senza chiedere aiuto a nessuno

I FATTORI EZIOPATOGENETICI DELLA DEPRESSIONE INFANTILE
I fattori di rischio per questo disturbo sono una combinazione di fattori familiari, genetici, ambientali, temperamentali, di personalità e neurobiologici.
FATTORI DI RISCHIO FAMILIARI:
  • Hanno maggior peso rispetto ai fattori di rischio genetici
  • Figli di genitori depressi hanno un rischio sei volte maggiore di sviluppare depressione rispetto ai figli di genitori sani
  • Oltre alla depressione, anche altri disturbi psicopatologici nei genitori possono costituire fattori di rischio
  • Modello educativo genitoriale può essere determinante nel favorire l’insorgenza di un disturbo depressivo nel bambino
FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI:
Eventi negativi nella storia personale del bambino possono avere un ruolo determinante nel favorire disturbi depressivi:
  • Lutto
  • Separazione
  • Malattia di uno dei genitori o malattie croniche nel bambino
  • Episodi di abuso e/o violenza
  • Bullismo
FATTORI DI RISCHIO TEMPERAMENTALI E DI PERSONALITA’:
Diverse caratteristiche temperamentali possono essere associate alla depressione:
  • Emotività
  • Pessimismo esagerato
  • Aspettative negative nei confronti dell’ambiente e per il futuro
  • Bassa autostima
I bambini depressi tendono ad attribuire a fattori interni, stabili e globali le motivazioni dei loro insuccessi e delle loro frustrazioni
FATTORI DI RISCHIO NEUROBIOLOGICI:
In adolescenza si verificano modifiche strutturali e funzionali a carico di aree cerebrali e sottocorticali
Studi hanno evidenziato una disfunzione a carico del sistema dopaminergico  di valutazione delle ricompense: difficoltà a modulare una risposta neurale correlata al valore della ricompensa , con scarsa attivazione in caso di ricompense di basso valore e attivazione esagerata per ricompense di elevato valore
Se  gli obiettivi e le gratificazioni che l’adolescente si è prefigurato non vengono raggiunti, si può manifestare una temporanea soppressione del sistema dopaminergico che si traduce in una minore affettività positiva, che, a sua volta, potrebbe innescare lo stato depressivo
La sola presenza di questo fenomeno, tuttavia, non è sufficiente per scatenare un episodio depressivo ma deve essere associato ad altri fattori di rischio

STRUMENTI DI VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA
Oltre al colloquio e all’osservazione vengono utilizzate interviste e rating scale da somministrare ai bambini e/o ai genitori e/o agli insegnanti
Le scala di autovalutazione più utilizzate sono:
  • il Children Depression Inventory (CDI, Kovacs, 1992)che valuta la severità dei sintomi depressivi durante le precedenti due settimane in bambini/ragazzi dai 7 ai 17 anni; esplora diversi sintomi, ponendo maggiore attenzione su quelli cognitivi.
  • il TAD- test Ansia e depressione nell’infanzia e nell’adolescenza (Newcomer, Barenbaum e Bryant, 1994). Fascia 6-19 anni, strumento multidimensionale costituitoda tre scale: una per l’alunno, una per gli specialisti e una per i genitori che forniscono informazioni complementari per individuare l’entità dei problemi emozionali del ragazzo.
I test grafici reattivi "carta e matita" utilizzati sono:
  • Test del disegno della figura umana (Machover)
  • Test del disegno della famiglia (Corman)
  • Test del disegno della persona sotto la pioggia (Fay)

INTERVENTI PSICOTERAPICI NEL DISTURBO DEPRESSIVO IN ETA’ EVOLUTIVA
La terapia cognitivo comportamentale (CBT), nella cura della depressione in età evolutiva, ha fornito buoni risultati. (Lewinsohn e Clarke, 1999; Michael e Crowley, 2002; Weisz, McCaty e Valeri, 2006).
L'obiettivo del trattamento è:
  • Ridurre i fattori di stress;
  • Aumentare le attività positive;
  • Organizzare al meglio la vita quotidiana;
  • Promuovere e attivare tutte le risorse disponibili;
  • Migliorare le competenze emotive e sociali;
  • Apprendere migliori strategie di problem-solving;
  • Modificare i meccanismi alla base delle distorsioni cognitive;
  • Aumentare la fiducia in sé stessi e l’autostima.
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riceve a Santa Maria al Bagno - Nardò (LE) e Galatina (LE)
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